lunedì 29 marzo 2010

Deftones - Diamond Eyes (2010)



01. Diamond Eyes
02. Royal
03. CMND/CTRL
04. You’ve Seen the Butcher
05. Beauty School
06. Prince
07. Rocket Skates
08. Sextape
09. Risk
10. 976-EVIL
11. This Place Is Death

MIO DIO!
I Deftones sono tornati, dopo la mezza porcata fatta con Saturday Night Wrist, dopo i milioni di problemi avuti in questi anni, escono con questo gioiellino, non credo riuscirò a fare una recensione lucida, ma questo disco vale davvero l'ascolto.
Riff grezzi e pesanti, figli della nuova 8corde-mania del gruppo, melodie da URLO ed un Chino in condizioni di forma STRATOSFERICHE.
Sono confuso, non mi sarei mai aspettato questo disco da questo gruppo, ma tant'è.
Ascoltate i Deftones del 2010, vi prometto che non ve ne pentirete.

Voto 80\100

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sabato 27 marzo 2010

Bison B.C - Quiet Earth (2009)




01. Primal Emptiness of Outer Space
02. Dark Towers
03. Slow Hand of Death
04. Wendigo Pt. 1 (Quest for Fire)
05. These are my Dress Clothes
06. Wendigo Pt. 2 (Cursed to Roam)
07. Medication
08. Quiet Earth

Uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, nonostante io li conosca solo da poco più di una anno.
Band post-metal con riff molto stoner, cresciuta a pane e Mastodon.
Questo è un lavoro con i coglioni, lasciatemelo dire, la canzone con cui apre, "Primal Emptiness" ci mostra uno dei crescendo più "scapoccioni" mai sentiti, che esplode in un riff con una melodia da urlo, incalzato dal doppio assalto vocale dei due chitarristi, che giocano al botta e risposta anche nei giri di chitarra di tutta la canzone, scorso "Dark Tower", pezzo apprezzabilissimo per la sua aggressività, arriva quella che, per me, è la canzone più bella del lotto "Slow Hand of Death", qui il disco ha una brusca impennata, sollevandosi dai livelli medio-alti delle precedenti tracce, con una canzone dai riff semplicemente perfetti, grezzi e sporchi, senza mai dimenticare la melodia.
Tutto il disco scorre via tranquillo su livelli altissimi, con note di merito alle due Wendigo.
Americani, sporchi, marci e cattivi.
Ah, e dal vivo fanno tremare i muri, che volete di più?

Voto 80/100



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martedì 23 marzo 2010

...And You Will Know Us By The Trail Of Dead - The Century of Self (2009)



1. "The Giants Causeway"
2. "The Far Pavilions"
3. "Isis Unveiled"
4. "Halcyon Days"
5. "Bells of Creation"
6. "Fields of Coal"
7. "Inland Sea"
8. "Luna Park"
9. "Pictures of an Only Child"
10. "Insatiable (One)"
11. "Ascending"
12. "An August Theme"
13. "Insatiable (Two)"

Oh, io di 'sti ricchioni mi sono innamorato.
Questo è il classico grupo che mi sono sempre detto "sì, prima o poi lo ascolto", senza mai pensarlo davvero.
Beh mi sbagliavo, ora è tardi e non ho voglia di scrivere, ma questo è un gran cd indie-rock(che vuol dire tutto e niente), che unisce voglia di punk-hardore ad umori emo-depressive a là Smashing Pumpkins, per intenderci più o meno.
Dategli un'ascoltata, fidatevi.

Voto 75/100


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lunedì 22 marzo 2010

Alcest - Ecailles de Lune (2010)



1. Écailles De Lune (Part I)
2. Écailles De Lune (Part II)
3. Percées De Lumière
4. Abysses
5. Solar Song
6. Sur L'Océan Couleur De Fer

Parlare del progetto Alcest è complicato, va detto.
La one man band di Neige(ex Peste Noire), usciva tre anni fa col bellissimo "Souvenir d'une Autre Mond", disco capolavoro in cui black metal e shoegaze trovavano una sontuosa unione, creando atmosfere meravigliose e delicatissime.
In questo 2010 ecco che arriva il nuovo passo, questo "Ecailles de Lune", che, con le premesse e le aspettative che si portava dietro, mi ha un po' deluso.
Le atmosfere sognanti del precedente capolavoro sono state un po' abbandonate, a favore di una maggiore influenza black metal.
Lo screaming la fa un po' da padrone all'interno del lavoro, cosa che sa un po' di passo indietro rispetto a quanto fatto dal buon francese con "Souvenir...".
Intendiamoci, non è un brutto disco e lo si ascolta comunque volentieri dall'inizio alla fine, ma è un disco che ti lascia un po' di amaro in bocca, viste la potenzialità in campo.
Peccato e rammarico.

Voto 70\100

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giovedì 18 marzo 2010

Ahab - Divinity of Oceans (2009)




1.Yet Another Raft Of The Medusa ( Pollard’s Weakness )
2.The Divinity Of Oceans
3.O Father Sea
4.Redemption Lost
5.Tombstone Carousal
6.Gnawing Bones ( Coffin’s Lot )
7.Nickerson’s Theme

Preso dall'euforia della loro conferma al Brutal Assault ho deciso di regalarvi l'ultimo disco di questa immensa band funeral doom.
I tedeschi arrivano a questo disco forti del successo, di pubblico e critica, ottenuto dal meraviglioso "The Call of the Wretched Sea", piccola perla depressiva del 2007.
Questa volta i nostri amati crucchi, cambiano un po' le carte in tavola, spostandosi in lidi vagamente più accessibili.
Intendiamoci, gli Ahab suonano ancora funeral doom, ma a questo giro, lo miscelano sapientemente a dosi di death-doom in stile Anathema prima versione, alle divagazione progressive di gruppi quali i Katatonia ed i nostrani Novembre e, non contenti, ad una spruzzatina di brutalità che sa un pochino di USA.
Da segnalare, in particolare, la crescita vocale di Droste (mastermind della band), in grado di alternare splendide melodie vocali a gorgogli gutturali terrificanti.
Menzione d'onore, tra i brani, per Redemption Lost, brano che mai mi sarei aspettato di ascoltare dagli Ahab, per quanto è melodico, l'ottima title track e, soprattutto, la splendida chiusura di Nickerson's Theme, brano che racchiude in sè la natura di questa enorme band.
Chiudo la mia opinione(chiamarla recensione mi fa ridere) con un consiglio: fatevi del bene, ascoltate questa band.

Voto 75/100

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martedì 16 marzo 2010

OM - God is Good (2009)




1. Thebes
2. Meditation Is the Practice of Death
3. Cremation Ghat I
4. Cremation Ghat II

No, non vi dico proprio un cazzo, ascoltatelo, se vi ritenete UN MINIMO etero.

Voto 90\100

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Rotting Christ - Aealo (2010)




1.Aealo
2.Eon Aenaos
3.Demonon Vrosis
4.Noctis Era
5.Dub-sag-ta-ke
6.Fire Death And Fear
7.Nekron Lahes...
8.... Pir Threontai
9.Thou Art Lord
10.Santa Muerte
11.Orders From The Dead (cover Diamanda Galas)

I greci Rotting Christ sono una band da prendere con le pinze, definirli black metal è riduttivo, trovargli un'etichetta adeguata è complicato, soprattutto in questo nuovo lavoro, in cui i nostri si lanciano in un semi-concept che si ripromette di di trasformare in musica le emozioni di un guerriero in battaglia, andando a pescare riferimenti più o meno da tutta la loro discografia, dal black primordiale degli esordi al dark metal dei dischi di fine anni '90, mescolando il tutto alle influenze elleniche e medio-orientali che ne hanno caratterizzato l'ultima evoluzione.
Il risultato è un disco fatto di brani piacevolissimi, mai statici, sempre in evoluzione, che richiamano atmosfere che sarebbero state inserite di corsa nella soundtrack di 300, se solo Miller le avesse sentite per tempo.
Le collaborazioni sono d'eccezione: Alan Nemtheanga (dei mai abbastanza idolatrati Primordial) e, attenzione attenzione, sua maestà Diamanda Galas, la quale canta una riuscitissima rivisitazione di Orders From The Dead, che donano un tocco unico al platter in questione.
Ad averne di band estreme così.

Voto 75\100

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The Dillinger Escape Plan - Option Paralysis (2010)



01. Farewell, Mona Lisa
02. Good Neighbor
03. Gold Teeth On A Bum
04. Crystal Morning
05. Endless Endings
06. Widower
07. Room Full Of Eyes
08. Chinese Whispers
09. I Wouldn't If You Didn't
10. Parasitic Twins


DISCLAIMER: Recensione scritta in fretta prima di andare a dormire, in realtà sono pensieri sparsi.

Ringraziamo bunalti.com
I Dillinger sono tornati, ragazzi, e, ancora una volta, impartiscono una lezione a tutti.
Dopo un lavoro un po' insipido come Ire Works, i 4 schizoidi del New Jersey, ci propongono un nuovo disco abbastanza esaltante.
L'iniziale Farewell, Mona Lisa è la traccia che, più o meno, tutti conoscevamo già, in quanto ha iniziato a circolare online da diverso tempo e che, insieme alla seguente Good Neighbor, ci introduce bene al resto del disco, che vive di grandi pezzi, quali Gold Teeth on a Burn o Room Full of Eyes, che si alternano a composizioni parecchio particolari, quali l'intensissima Widower (ascoltate e poi ditemi se vi sareste aspettati qualcosa del genere) o la conclusiva Parasitic Twins.
In conclusione Option Paralysis è, in tutto e per tutto, quello che era lecito attendersi dai DEP nel 2010, un lavoro in cui mathcore ed altre sperimentazioni si incontrano, dando vita ad un disco carico e piacevole dall'inizio alla fine, bravi ragazzi.

Voto: 85\100

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lunedì 15 marzo 2010

Ihsahn - After (2010)




Tracklist:

1. The Barren Lands
2. A Grave Inversed
3. After
4. Frozen Lakes On Mars
5. Undercurrent
6. Auster
7. Heavens Black Sea
8. On The Shores

Avevamo lasciato Ihsahn con l’ottimo angL, disco in cui l’ex leader degli Emperor ci regalava una piccola perla avantgarde. Sono passati due anni da allora e, definitivamente abbandonati gli Emperor, l’artista norvegese torna alla ribalta con questo nuovo After riprendendo il discorso da dove l’aveva lasciato.
Avantgarde, progressive, sfuriate black e schizofrenici passaggi di sassofono ci trascinano in un meraviglioso viaggio lungo circa 53 minuti.
L’opener “The Barren Land” ci fornisce un ottimo antipasto di quello che sarà il platter in questione, tempi sincopati, melodie trascinanti, ritmiche che sembrano macigni e, soprattutto, un Ihsahn fenomenale dietro al microfono capace di alternare uno scream velenosissimo a clean vocals da sogno, segue un assalto all’arma bianca di nome “A Grave Inversed” , che parte con una tempesta di suono, ricordante a tratti il thrash metal più estremo, il cui unico scopo è quello di travolgerci trascinandoci all’interno della traccia, dove incontriamo per la prima volta il sassofono, il quale va a fondersi alla perfezione col mood della canzone, donandole uno splendido tocco psicopatico, regalandoci quattro minuti e mezzo difficilmente dimenticabili. Con la title track si torna su lidi più canonici, se questo aggettivo può essere utilizzato con il musicista in questione, con un brano ragionato, che dà un po’ di tregua alle nostre orecchie, forte di un ritornello bellissimo, interpretato magistralmente dal Nostro. Il disco ci propone, quindi, a “Frozen Lakes on Mars”, introdotta da un riff maestoso, che sfocia in una canzone che accelera nuovamente il ritmo del disco, trascinandoci piacevolmente verso “Undercurrent”, suite che si rivela un autentico gioiello, aperta dagli arpeggi e dalla splendida voce di Ihsahn, va pian piano evolvendosi in un marasma sonoro, in cui il sax torna a dare il suo fondamentale contributo, allineandosi perfettamente ai riff di chitarra; i richiami progressive diventano sempre più marcati, per dieci minuti di pura emozione. Arriviamo così alla bellissima “Austere” che convince con le sue atmosfere sulfuree, create da arpeggi meravigliosi e hammond che si intrecciano trascinandoci in altre dimensioni, la seguente “Heavens Black Sea”, riprende il discorso lasciato aperto dalla titletrack, ma è con la finale “On The Shores” che tocchiamo il culmine del disco, altra suite da dieci minuti, introdotta dal sax, che accompagna uno scream lacerante, in un duetto che sa di pura disperazione, sul tappeto di un riff cadenzato che si arresta, ad un certo punto, a lasciar spazio a quella meravigliosa intesa, regalandoci un passaggio stupendo, passando poi, nuovamente, attraverso lidi più estremi, in cui riabbracciare la grandissima capacità compositiva del musicista norvegese, e ritornando infine a quel mood malinconico frutto da un altro azzeccatissimo inserto di sax.
Tirando le somme, questo non è di certo un disco semplice da ascoltare e necessita di numerosi ascolti per essere apprezzato a pieno, ma è un disco che emoziona, scritto con cuore e cervello, da un musicista meraviglioso che apre questo 2010 con uno dei potenziali dischi dell’anno.

Voto 85\100

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Eccoci

Comincia la mia avventura da blogger, non so ancora manco io che cazzo farò qui dentro.
Alla fine questo è il mio pozzo, in cui mi riprometto di riversare più o meno qualunque cosa, musica, pensieri, parole, opere o missioni.
Quindi prendetelo per quel che è, un mio personale diario.
Tutto qui.