
Tracklist:
1. The Barren Lands
2. A Grave Inversed
3. After
4. Frozen Lakes On Mars
5. Undercurrent
6. Auster
7. Heavens Black Sea
8. On The Shores
Avevamo lasciato Ihsahn con l’ottimo angL, disco in cui l’ex leader degli Emperor ci regalava una piccola perla avantgarde. Sono passati due anni da allora e, definitivamente abbandonati gli Emperor, l’artista norvegese torna alla ribalta con questo nuovo After riprendendo il discorso da dove l’aveva lasciato.
Avantgarde, progressive, sfuriate black e schizofrenici passaggi di sassofono ci trascinano in un meraviglioso viaggio lungo circa 53 minuti.
L’opener “The Barren Land” ci fornisce un ottimo antipasto di quello che sarà il platter in questione, tempi sincopati, melodie trascinanti, ritmiche che sembrano macigni e, soprattutto, un Ihsahn fenomenale dietro al microfono capace di alternare uno scream velenosissimo a clean vocals da sogno, segue un assalto all’arma bianca di nome “A Grave Inversed” , che parte con una tempesta di suono, ricordante a tratti il thrash metal più estremo, il cui unico scopo è quello di travolgerci trascinandoci all’interno della traccia, dove incontriamo per la prima volta il sassofono, il quale va a fondersi alla perfezione col mood della canzone, donandole uno splendido tocco psicopatico, regalandoci quattro minuti e mezzo difficilmente dimenticabili. Con la title track si torna su lidi più canonici, se questo aggettivo può essere utilizzato con il musicista in questione, con un brano ragionato, che dà un po’ di tregua alle nostre orecchie, forte di un ritornello bellissimo, interpretato magistralmente dal Nostro. Il disco ci propone, quindi, a “Frozen Lakes on Mars”, introdotta da un riff maestoso, che sfocia in una canzone che accelera nuovamente il ritmo del disco, trascinandoci piacevolmente verso “Undercurrent”, suite che si rivela un autentico gioiello, aperta dagli arpeggi e dalla splendida voce di Ihsahn, va pian piano evolvendosi in un marasma sonoro, in cui il sax torna a dare il suo fondamentale contributo, allineandosi perfettamente ai riff di chitarra; i richiami progressive diventano sempre più marcati, per dieci minuti di pura emozione. Arriviamo così alla bellissima “Austere” che convince con le sue atmosfere sulfuree, create da arpeggi meravigliosi e hammond che si intrecciano trascinandoci in altre dimensioni, la seguente “Heavens Black Sea”, riprende il discorso lasciato aperto dalla titletrack, ma è con la finale “On The Shores” che tocchiamo il culmine del disco, altra suite da dieci minuti, introdotta dal sax, che accompagna uno scream lacerante, in un duetto che sa di pura disperazione, sul tappeto di un riff cadenzato che si arresta, ad un certo punto, a lasciar spazio a quella meravigliosa intesa, regalandoci un passaggio stupendo, passando poi, nuovamente, attraverso lidi più estremi, in cui riabbracciare la grandissima capacità compositiva del musicista norvegese, e ritornando infine a quel mood malinconico frutto da un altro azzeccatissimo inserto di sax.
Tirando le somme, questo non è di certo un disco semplice da ascoltare e necessita di numerosi ascolti per essere apprezzato a pieno, ma è un disco che emoziona, scritto con cuore e cervello, da un musicista meraviglioso che apre questo 2010 con uno dei potenziali dischi dell’anno.
Voto 85\100
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Sicuramente uno dei dischi del 2010, questo "After" rappresenta la miglior prova solista di Ihsahn...molto interessante l'uso del sax!! Chissà se questo grande musicista un giorno tornerà a suonare con gli Emperor...
RispondiEliminaOnestamente ne dubito, e me ne compiaccio.
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